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  Sezione news: ultime news
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News id 2332 Sezione: Contratti di lavoro, data: 01/09/2008
Approvato il decreto legge sulla scuola
Cambia ancora una volta il contenuto del provvedimento. Ritornano i voti in decimi anche alla scuola primaria. Cittadinanza e Costituzione

Approvato il decreto legge sulla scuola
di Reginaldo Palermo
Cambia ancora una volta il contenuto del provvedimento. Ritornano i voti in decimi anche alla scuola primaria. Cittadinanza e Costituzione: nuova materia (sperimentale per il 2008/2009) dall'infanzia alle superiori. Spariscono tutte le norme sul personale. All'interno il decreto legge approvato il 28 agosto.
All’ultimo momento il Governo ci ripensa ancora e il decreto legge sulla scuola si riduce a 3-4 articoli.
Sparisce l’articolo 5 del disegno di legge del 1° agosto che conteneva norme dirette al personale e in particolare ai docenti (trasferimenti biennali, nomine effettuate direttamente dai dirigenti scolastici, possibilità di confermare le supplenze annuali in caso di disponibilità del posto).
A partire da questo anno scolastico “nella scuola primaria - chiarisce un comunicato stampa del Governo - la valutazione delle singole materie e del comportamento degli studenti sarà espressa in decimi ed illustrata con un giudizio analitico sul comportamento complessivo”.
La medesima valutazione sarà espressa in decimi anche per gli studenti della scuola secondaria di primo grado.
Saranno ammessi all’anno successivo solo gli studenti che abbiano conseguito un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina.
Un secondo articolo introduce poi una nuova materia nei curricoli delle scuole del I e del II ciclo. Si tratta di “Cittadinanza e Costituzione”, farà parte del POF delle scuole e sarà oggetto di specifica valutazione.
Contrariamente alle voci che circolavano solo fino a poche ore fa il decreto prevede che per quest’anno l’ampliamento del curricolo abbia carattere sperimentale: le scuole, quindi, nella propria autonomia decideranno se aderire alla sperimentazione o meno.
Ulteriori disposizioni limitano ai soli laureati in medicina e chirurgia l’accesso alle scuole di specializzazione mediche e prevedono il valore abilitante dell’esame di laurea in scienze della formazione primaria.
Il Ministro ha anche annunciato la decisione di ritorno al maestro unico nella scuola primaria archiviando in tal modo l’esperienza del "modulo".
"Il Consiglio dei Ministri - ha dichiarato Mariastella Gelmini in sede di conferenza stampa - ha espresso parere favorevole a questa misura che sarà inserita all’interno del piano programmatico sulla scuola per applicare la Finanziaria che con il ministro Tremonti stiamo ultimando proprio in queste settimane".
Il ministro ombra del PD, Maria Pia Garavaglia esprime dubbi non solo per il metodo (non piace all’opposizione il ricorso al decreto legge che di fatto limita fortemente il confronto in Parlamento) ma anche per questioni di merito: “A quali materie fondamentali verranno sottratte queste ore? Non vorrei che l'educazione civica servisse ad eliminare la storia. Quella storia unitaria che forse ai federalisti non piace”.
Condivisione invece sul ritorno dei voti: “E' logico che volendo reintrodurre il voto in condotta si torni ai voti numerici anche per le altre materie. E' una chiarezza che piace alle famiglie e che dà indicazioni precise anche agli studenti”.

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News id 2331 Sezione: Contratti di lavoro, data: 01/09/2008
Gelmini: aumenteremo le ore dei docenti
L’annuncio durante un dibattito a Cortina d’Ampezzo, ma senza indicazioni sulla quantità e a quali insegnanti. Il Ministro ha poi detto che al Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola

Gelmini: aumenteremo le ore dei docenti
di A.G.
L’annuncio durante un dibattito a Cortina d’Ampezzo, ma senza indicazioni sulla quantità e a quali insegnanti. Il Ministro ha poi detto che al Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola: sarebbero allo studio corsi intensivi (poi però smentiti) per supportare i docenti meno bravi di Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Ma chi li “scoverà”?
Sembra destinato a costituirsi nel Veneto il nuovo volto della scuola italiana: dopo le parole avvelenate pronunciate nei giorni scorsi a Padova dal Ministro delle Riforme, Umberto Bossi, contro l’eccessiva presenza nelle scuole del Settentrione di docenti del Sud, rei di essere a digiuno di conoscenze “nordiste”, stavolta è stato il responsabile dell’Istruzione a rilasciare importanti dichiarazioni dal palco del PalaLexus di Cortina d’Ampezzo: dal noto centro vacanziero della provincia di Belluno, il Ministro Gelmini ha prima ribadito la necessità di migliorare le competenze dei nostri studenti, scivolati agli ultimi posti dell’area Ocse, e poi annunciato che intende anche incrementare il numero di ore dei docenti. "Aumenteremo le ore degli insegnanti”, ha spiegato Gelmini durante un dibattito pubblico svolto il 22 agosto.
Nessun riferimento, però, è stato fatto dal Ministro su quante ore andrebbero aumentate e soprattutto a quale tipo di insegnanti visto che vi è ad oggi una bella differenza, ad esempio, tra il servizio settimanale svolto da uno docente di scuola primaria (24 ore) ed uno di secondaria (che si ferma a 18). La sottolineatura di Gelmini sul fatto che è giunta l’ora di dare ai docenti “gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale" non chiarisce poi se l’aumento di ore sia generalizzato (quindi obbligatorio per tutti) oppure riservato ai più meritevoli (che in tal modo si ritroverebbero in cambio più soldi in busta paga).
A Cortina il Ministro si è poi per la prima volta voluto soffermare sui docenti del Sud: ha detto che in alcune scuole sono effettivamente meno preparati che per loro sarebbero allo studio dei corsi intensivi. "La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha sottolineato il responsabile dell’istruzione specificando quindi che "in Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti".
Un concetto che in qualche modo supporta quello del ministro Uberto Bossi che qualche settimana fa a Padova si era lamentato per l’eccessiva presenza di docenti del meridione (non a conoscenza della cultura Settentrionale locale) nelle scuole del Nord.
Difficile capire le modalità con cui i tecnici dell’istruzione possano “scovare” i docenti meridionali meno preparati. Come altrettanto difficile sarà determinare quali sono gli istituti che più concorrono a determinare la riduzione del livello medio complessivo della scuola italiana.
A poche ore di distanza dal dibattito di Cortina il Ministro ha però tenuto a precisare di non aver mai non aver "mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola italiana". La stessa Gelmini ha anche specificato "che esistono bravi professori sia al Nord che al Sud, ma il Sud ha oggi un deficit strutturale e di progettualità che non è certo imputabile al corpo docente. In occasione di un incontro a Cortina d'Ampezzo, mi sono limitata a segnalare che la scuola nelle regioni meridionali è colpita da una grave crisi. Sfido chiunque a sostenere il contrario. Non si può far finta di nulla, non si può non porre il problema quando tutte le classifiche nazionali e internazionali (Ocse Pisa) segnalano questa grave arretratezza". "L'impegno del Ministero - ha continuato il responsabile del Miur - è colmare il gap esistente tra scuole del Nord e scuole del Sud con più formazione e aiuti sia per i docenti che per gli studenti. L'Unione Europea mette a disposizione delle regioni del Sud dei fondi che io desidero investire nella scuola, destinandoli sia ai professori che agli studenti per elevare la qualità della didattica."
E’ un dato di fatto, comunque, che alcuni rappresentanti del Governo si stiano impegnando per trovare dei freni all’eccessiva presenza di docenti con radici meridionali nel Nord Italia. In questa direzione si è mosso anche il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, che dopo aver ricordato la necessità di mantenere per l'intero ciclo scolastico i libri di testo ha voluto ricordare le priorità della scuola del futuro: “servono concorsi completamente regionalizzati, così la finiamo con la migrazione del personale da Sud a Nord. E in questo modo ci sarà anche un personale che conoscerà meglio la realtà del territorio”, ha concluso Cota.

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News id 2333 Sezione: Scuola, data: 01/09/2008
Il buon funzionamento della scuola
Mariastella Gelmini presenta il bilancio del Ministero e indica come “insostenibile” il fatto che quasi il 97% della spesa venga assorbito dagli stipendi del personale.

Il buon funzionamento della scuola
di Andrea Toscano
Mariastella Gelmini presenta il bilancio del Ministero e indica come “insostenibile” il fatto che quasi il 97% della spesa venga assorbito dagli stipendi del personale. Ma forse in un Paese all’avanguardia, che ha a cuore la qualità della scuola, è davvero esiguo destinare soltanto la somma del restante 3% per laboratori ed attrezzature tecnologiche, per l’edilizia scolastica e la sicurezza, voci per le quali servono maggiori investimenti.
Mercoledì scorso Mariastella Gelmini annuncia la pubblicazione sul sito ministeriale dello stato di previsione 2008 del Ministero in relazione ai costi dell’istruzione scolastica nel nostro Paese. Circa 42miloni e mezzo di euro è la spesa per far funzionare la scuola: una cifra alta, certo, ma si deve ricordare che il servizio scolastico riguarda milioni di famiglie e che un Paese all’avanguardia si misura anche da quanto investe su istruzione (e sanità), il cui buon funzionamento dovrebbe essere un impegno fondante e una prerogativa per ogni nazione civile.
Quindi l’imperativo è migliorare il sistema, destinando all’istruzione le risorse necessarie, sforbiciando e contenendo magari le spese di altri comparti.
Invece, per la scuola si prospettano tagli e sacrifici, si lesinano finanziamenti (tranne per quella privata!) e si cerca sempre di risparmiare su un settore che dovrebbe rappresentare il miglior investimento per il futuro del Paese.
Certo, è anche necessario un oculato e corretto utilizzo delle cifre a disposizione. Secondo il Ministro bisognerebbe ridurre la spesa destinata al pagamento degli stipendi del personale.
La Gelmini, con molta enfasi, fa notare che quasi il 97% della somma disponibile (budget, per usare un linguaggio “aziendale” tanto caro al nuovo Ministro, e non solo a lei) viene assorbito dagli stipendi del personale. “Quando la spesa per il personale ha una tale incidenza sul bilancio complessivo del Ministero- afferma Maristella Gelmini -questo significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e di guardare con serenità al futuro. Dobbiamo assolutamente porre rimedio ad una situazione insostenibile”.
Visto che è difficile pensare di diminuire gli stipendi degli insegnanti italiani (… o no?!), che sono - e si sa bene - tra i più bassi d’Europa (e non è vero che negli altri Paesi i docenti lavorano di più, un luogo comune come tanti altri spacciati per veri), allora appare evidente che il Ministro voglia diminuire la spesa di bilancio sulla voce “stipendi” tagliando posti di lavoro.
Ma i tagli sono già disposti e preventivati, se si tira fuori questa storia del 97% destinato agli stipendi (bella scoperta… dell’acqua calda, si sa da anni che è così) viene il sospetto che le contrazioni di posti per docenti e personale Ata non finiscono qui.
Ministro, ci faccia sapere a quanto vuol portare il rapporto alunni/docenti. Si formeranno classi (peraltro spesso anguste) con 40-50 alunni? Fantastico, questo aiuterebbe ad avere… una scuola di qualità! Diminuiamo le discipline insegnate (o le ore di lezione, eppure da Cortina d’Ampezzo la Gelmini ci aveva fatto sapere di voler incrementare il numero delle ore di impegno didattico degli insegnanti) e mandiamo tutti gli alunni a fare stage in azienda (nel Sud ce ne son pochine, ma lì si potrebbe provvedere ad elevare il livello di istruzione con i “corsi intensivi” per gli insegnanti poco preparati!). Ma sì, le aziende ringrazieranno e magari finanzieranno le scuole. E la scuola pubblica potrà più facilmente trasformarsi in “fondazioni di diritto privato”. Sul modello delle fondazioni che si vogliono introdurre in ambito universitario, che finiranno per indirizzare (condizionare?) le scelte dei percorsi formativi degli Atenei; smantellando il sistema pubblico universitario. Ma questa è un’altra storia.
Insomma, invece di andare da Tremonti a chiedere più soldi per laboratori ed attrezzature tecnologiche, per l’edilizia scolastica e la sicurezza (perché il vero dato allarmante non è quello del 97% del budget destinato al pagamento di stipendi già scadenti, ma l’esiguità del restante 3% per finanziare le strutture e far funzionare la complessa “macchina” dell’istruzione!), il ministro Gelmini vede la soluzione ancora una volta nei “tagli”.
Peraltro, i risparmi dovuti alla contrazione delle cattedre solo in parte verrebbero utilizzati per rilanciare la scuola pubblica.
Ma non basta, i sacrifici si fanno passare per dovere morale: “la scuola italiana - ha detto il Ministro dell’istruzione - è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale. E’ un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia”.
Concetto forse un po’ forte per i tanti precari che negli anni hanno contribuito al funzionamento della scuola. E non sembra l’unica forzatura di questi ultimi giorni.
La Gelmini, nei mesi scorsi, si era distinta per i suoi “silenzi”, da molti interpretati come segno di “saggio attendismo” (in un contesto governativo di “superattivismo” mirato) da parte di un nuovo e giovane Ministro che vuole affrontare con cautela i tanti problemi da risolvere della scuola (per i quali non serve la clava e la voglia di stravolgere tutto, bensì analisi sobrie ad attente e cambiamenti condivisi); poi la “gaffe” sull’impreparazione dei docenti meridionali - anche se il Ministro ha detto che le sue parole non sono state interpretate correttamente e che per quanto riguarda i “corsi intensivi” si riferiva soltanto ad alcuni professori - di cui si parla diffusamente in altri articoli dei giorni scorsi, pubblicati anche su questo sito. Quindi, mercoledì scorso, la “sortita” sul 97% delle spese “causate” dagli stipendi e la conseguente necessità di tagliare tali costi.
A questo punto, una provocazione: si potrebbe iniziare a risparmiare tagliando gli stipendi di chi (e non è detto si debba trattare necessariamente del nuovo Ministro) affronta così il problema del deficit di apprendimento di alcuni alunni (dovuto secondo esperti analisti soprattutto a carenze strutturali e non all’impreparazione “geografica” degli insegnanti) e delle insufficienti risorse attribuite alla scuola.
E per favore, meno enfasi per il tanto “sbandierato” ritorno all’età felice del grembiulino scolastico!

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News id 2330 Sezione: Novità, data: 01/09/2008
In Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto 112
Il provvedimento porta il numero 133 ed è stato pubblicato nel supplemento ordinario della G.U. del 21 agosto 2008. Adesso si attendono i regolamenti ministeriali.

In Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto 112
di R.P.
Il provvedimento porta il numero 133 ed è stato pubblicato nel supplemento ordinario della G.U. del 21 agosto 2008. Adesso si attendono i regolamenti ministeriali per dare attuazione al piano di risparmi previsto dalla legge.
Si conclude oggi 21 agosto l’iter procedurale del decreto legge n. 112 in materia di “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.
Sul supplemento ordinario n. 196 della Gazzetta Ufficiale del 21 agosto è stato infatti pubblicato il testo definitivo della legge di conversione approvata in seconda lettura dalla Camera dei deputati il 5 agosto scorso.
A partire dal 22 agosto la legge di conversione, che reca il n. 133, entra pienamente in vigore e, a questo punto, spetterà a chiunque ne abbia l’obbligo, rispettarla e farla rispettare. A partire dai dirigenti scolastici la cui responsabilità viene espressamente chiamata in causa dal 5° comma dell’art. 64 della legge.
Su questo punto il provvedimento è molto chiaro: “I dirigenti del Ministero dell'istruzione, compresi i dirigenti scolastici, coinvolti nel processo di razionalizzazione di cui al presente articolo, ne assicurano la compiuta e puntuale realizzazione”.
“Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, verificato e valutato sulla base delle vigenti disposizioni anche contrattuali - precisa ancora la legge - comporta l'applicazione delle misure connesse alla responsabilità dirigenziale previste dalla normativa”.
Nella fase di conversione in legge, la parte del provvedimento che prevede il “taglio” di cattedre (circa 130mila) necessario per poter abbassare nei prossimi tre anni di un punto il rapporto alunni/docenti, è stata un po’ alleggerita con l’aggiunta della clausola “tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili”.
Alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, il Ministero dovrà dare esecuzione a quanto previsto dalla legge, mediante l’emanazione di uno o più regolamenti per:


a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso;
b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola;
c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi:
d) rimodulazione della organizzazione didattica della scuola primaria;
e) revisione dei criteri e dei parametri per la determinazione degli organici dei docenti e del personale Ata;
f ) definizione di criteri, tempi e modalità per il ridimensionamento.

Anche in questo caso in sede di conversione in legge il Parlamento ha tentato di mitigare gli effetti dei tagli, prevedendo che "nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti".

La legge contiene anche le norme volute dal ministro Renato Brunetta per migliorare l’efficienza della macchina statale; l’articolo 71 contiene nuove disposizioni in materia di assenze dei dipendenti pubblici.

Su questo punto si prevedono strascichi giudiziari: il Codacons, infatti, ha deciso di sostenere il ricorso al Tar proposto dal “Comitato Fannulloni Operosi” con lo scopo di ottenere la cancellazione di gran parte dell’articolo, considerato incostituzionale.

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News id 2329 Sezione: Precari, data: 01/09/2008
Personale a tempo determinato, disposizioni per la liquidazione
Con la circolare interministeriale del Miur e del Mef del 4 agosto 2008, prot. n. 771, entrambi i Ministeri hanno dettato le “Disposizioni per la liquidazione delle competenze

Personale a tempo determinato, disposizioni per la liquidazione
di A.P.
Con la circolare interministeriale del Miur e del Mef del 4 agosto 2008, prot. n. 771, entrambi i Ministeri hanno dettato le “Disposizioni per la liquidazione delle competenze al personale assunto con contratto a tempo determinato nell’a.s. 2008/2009.
Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca congiuntamente al Ministero dell’economia e delle finanze al fine di ridurre il materiale cartaceo della documentazione scambiata tra i due Ministeri e ridurre i ritardi nei pagamenti delle spettanze al personale supplente e assicurare, quindi, un immediato riscontro da parte degli organi preposti, ha intrapreso un progetto di integrazione dei propri sistemi informativi.
Per queste finalità, entrambi i Ministeri hanno diramato istruzioni in merito alla liquidazione delle competenze al personale assunto con contratto a tempo determinato nell’a. s. 2008/2009, ferme restando le indicazioni amministrative di carattere generale sul conferimento delle supplenze recate dai vigenti regolamenti.
Restano confermate, invece, le disposizioni concernenti la liquidazione delle competenze al personale assunto a tempo indeterminato fornite dalla circolare ministeriale n. 65 del 29 luglio 2003 e successive integrazioni.
Alla circolare interministeriale n. 771 sono allegati diversi modelli scaricabili dal box “Approfondimenti” di questa pagina.

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News id 2325 Sezione: Riforme, data: 13/08/2008
Debiti formativi: se passa il ddl dal 2009 verifiche e scrutini a settembre
Una novità contenuta nel ddl approvato il 1° agosto che farà sicuramente piacere ai docenti, soprattutto a quelli che quest’anno sono dovuti tornare a scuola a luglio o che anticiparanno il loro rientro.

Una novità contenuta nel ddl approvato il 1° agosto che farà sicuramente piacere ai docenti, soprattutto a quelli che quest’anno sono dovuti tornare a scuola a luglio o che anticiparanno il loro rientro. I Collegi continueranno comunque a decidere quando e come organizzare i corsi. Apprezzamento dalla Cisl.
Tra le novità introdotte dal disegno di legge presentato dal Ministro Gelmini e approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° agosto 2008 vi è anche la precisa collocazione, nella prima decade di settembre, di verifiche e scrutini finali riguardanti l’esito dei debiti formativi nella secondaria superiore. Una notizia che farà sicuramente piacere ai docenti, soprattutto a quelli che quest’anno sono dovuti tornare a scuola a fine luglio o che debbono anticipare il loro rientro a fine agosto proprio per verificare le competenze acquisite dagli studenti durante i corsi di recupero e per partecipare agli scrutini definitivi.
“Nel periodo compreso tra il 1° ed il 9 settembre – c’è scritto nell’art. 3 del ddl - si svolgono, per i predetti alunni, anche le verifiche e l’integrazione dello scrutinio finale, a conclusione del quale gli alunni sono ammessi o non ammessi alla classe successiva”.
Si tratta di una novità di non poco conto: mentre quest’anno, infatti, ogni istituto si è regolato in piena autonomia per decidere la collocazione temporale sia dei corsi di recupero sia delle verifiche e degli scrutini finali, dal 2009 i Collegi dei docenti potranno decidere solo quando e come organizzare i corsi di recupero. In compenso i componenti del Consiglio di classe dei ragazzi con giudizio sospeso non potranno essere più convocati a scuola nel mese di luglio ed agosto per deciderne la promozione o la bocciatura. Il provvedimento, inoltre, sposterebbe in avanti di una settimana l'inizio delle attività scolastiche: una volta determinato l'esito dei giudizi sospesi i docenti si potrebbero dedicare alla programmazione annuale (che necessita in genere di un'altra settimana): per cui l'inizio dell'anno scolastico non potrebbe avvenire, come fatto anche rilevare dallo stesso Ministro Gelini in un'intervista al Messaggero del 2 agosto, prima della metà del mese di settembre.
Sulla modifica temporale delle fasi di verifica dei debiti si è già espresso positivamente Francesco Scrima, segretario nazionale della Cisl Scula: “La scelta di mantenere sostanzialmente l’impianto definito dalla normativa sul recupero dei debiti – ha detto Scrima -, intervenendo per creare condizioni che rendano più omogenea e praticabile la fase conclusiva delle procedure, la cui programmazione e gestione resta affidata all’autonomia delle scuola, è sicuramente preferibile rispetto alla ventilata ipotesi di un ripristino “secco” degli esami di riparazione. E’ evidente che il tutto – ha però sottolineato il sindacalista - va adeguatamente sostenuto con risorse aggiuntive assegnate alle scuole, perchè quelle che il contratto destina alle attività di recupero, attraverso il fondo di istituto, da sole non bastano”.
La nuova “finestra” valutativa andrebbe in ogni caso a sanare uno dei punti più discussi del sistema sui debiti formativi introdotto dall’ex Ministro Fioroni: quest’anno non pochi docenti si sono infatti trovati nella condizione di programmare le loro ferie solo a scrutini terminati (quindi addirittura a metà giugno). In pratica solamente dopo aver preso atto che nella lista degli studenti con giudizio sospeso (circa il 27% a livello nazionale) erano o meno presenti dei loro allievi. Molti istituti hanno deciso di “saltare” l’ostacolo decidendo per le verifiche delle competenze acquisiti durante i mini-corsi estivi e per la convocazione dello scrutinio finale direttamente per i primi di settembre. Non pochi istituti hanno però deciso di concludere le operazioni già a luglio, andando incontro anche a precisi inviti delle Direzioni scolastiche regionali (come quella del Lazio) al fine di realizzare un più dettagliato elenco degli organici del personale: in questi casi tutti gli insegnanti in qualche modo coinvolti nei debiti formativi hanno espletato le ultime pratiche (o lo faranno nella seconda parte di agosto) in giornate con temperature roventi e al limite delle sopportazione fisica. Ora però, sempre se il ddl dovesse passare il suo esame – quello della Conferenza Stato-Regioni – e non subire emendamenti fino al momento della presentazione formale in Parlamento, dal prossimo anno le cose cambieranno.


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News id 2324 Sezione: Docenti, data: 13/08/2008
Docenti: mobilità biennale, supplenze annuali confermate
Lo stabilisce l'articolo 5 del disegno di legge predisposto dal ministro Gelmini. Proteste di Cisl Scuola che accusa di "arroganza" il Ministro e il Governo.

Lo stabilisce l'articolo 5 del disegno di legge predisposto dal ministro Gelmini. Proteste di Cisl Scuola che accusa di "arroganza" il Ministro e il Governo. Il provvedimento prevede che le norme in esso contenute non possano essere derogate dai contratti nazionali.
Sul disegno di legge presentato il 1° agosto dal ministro Gelmini è già polemica.
Cisl Scuola sta accusando il Ministro e l’intero Governo di “arroganza” (è proprio questo il termine che il sindacato usa nel proprio comunicato) per la norma che riguarda la biennalità delle operazioni di mobilità: l’articolo 5 del ddl, infatti, prevede che - per garantire la continuità didattica - d’ora innanzi i docenti potranno chiedere il trasferimento solo ad anni alterni.
Ma, ciò che non piace al sindacato è la “postilla” conclusiva dell’art. 5: le norme contenute nel provvedimento non potranno in alcun modo essere derogate o modificate dai contratti nazionali.
Un’altra novità riguarderà il conferimento delle nomine a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle lezioni: d’ora innanzi la competenza sarà esclusiva dei dirigenti scolastici.
A dire il vero già la legge 333 dell’agosto 2001 prevedeva che dopo il 31 agosto le nomine dovessero essere fatte dai dirigenti scolastici, ma in realtà in questi anni la norma è stata applicata ricorrendo al meccanismo delle “scuole polo” che individuano gli aventi diritto a livello provinciale con nomine formalizzate dai singoli dirigenti scolastici.
Ma, quasi certamente, il Ministro sta pensando ad un meccanismo che consenta alle istituzioni scolastiche di provvedere direttamente alle nomine.
Anche questa disposizione non piace affatto alla Cisl che la considera “una scelta che rende più gravoso il lavoro delle segreterie e più complicate le procedure, generando quindi effetti diametralmente opposti alle intenzioni dichiarate”.
“Ancor più negativo - sostiene il segretario nazionale Francesco Scrima - sarebbe il nostro giudizio se questo fosse il prologo a quel generale cambiamento delle modalità di reclutamento del personale, con la chiamata diretta da parte delle singole scuole”.
Un’altra novità importantissima contenuta nell’articolo 5 riguarda la possibilità accordata ai dirigenti scolastici di confermare per non più di 2 anni i docenti a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche, già in servizio nel precedente anno scolastico.
“Il meccanismo della conferma dei supplenti - sostiene tuttavia Scrima - appare un’ipotesi suggestiva ma assai difficilmente praticabile”.
In breve, per il momento il progetto di Mariastella Gelmini incassa una sonora bocciatura da parte di un sindacato confederale.
Intanto Cgil-Flc sta organizzando una protesta tanto inconsueta quanto spettacolare: le più importanti spiagge italiane saranno sorvolate da un aereo che trascinerà uno striscione lungo 40 metri per ricordare i tagli previsti dal decreto legge 112 che proprio nella giornata del 1° agosto è stato approvato anche dal Senato.

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News id 2322 Sezione: Fondi, data: 13/08/2008
Finanziamenti sicurezza nelle scuole
Stanziate risorse per un totale di 19.441.744 euro, ripartiti alle Direzioni regionali per l’anno finanziario 2008. Con nota prot. n. 12505 del 24 luglio 2008, il Miur stabilisce la ripartizione dei finanziamenti per l’anno finanziario 2008

Stanziate risorse per un totale di 19.441.744 euro, ripartiti alle Direzioni regionali per l’anno finanziario 2008.
Con nota prot. n. 12505 del 24 luglio 2008, il Miur stabilisce la ripartizione dei finanziamenti per l’anno finanziario 2008 a seguito del decreto 28 dicembre 2007del Ministro dell’economia e delle finanze, riguardante la suddivisione in capitoli delle unità previsionali di base per l’anno finanziario 2008, che ha stanziato le risorse destinate alla sicurezza nelle scuole, appostando una parte di esse, pari a 16.892.160 euro, direttamente sui relativi capitoli di bilancio facenti capo agli uffici agli Uffici regionali ed attribuendo al Ministero dell’istruzione, sul capitolo 7110, un residuo ammontare disponibile di euro 2.549.584 ai fini dell’ulteriore ripartizione tra le stesse Direzioni regionali. Ma i sindacati ritengono esigue le risorse stanziate.
Nella nota ministeriale - emanata dopo il confronto con le organizzazioni sindacali presenti nell'Osservatorio nazionale paritetico sulla sicurezza, di cui all’art. 75 del Ccnl, riunitosi il 15 e il 22 luglio per fare il punto sia sullo stato dell’edilizia scolastica che sulle questioni relative alla gestione della sicurezza nelle scuole - si evidenzia che il riparto è stato definito sulla base della media pesata tra il numero delle scuole presenti in ciascun ambito regionale e l’indice percentuale d’incidenza delle attività considerate dalla normativa di riferimento, ipotizzando che gli importi assegnati siano destinabili per il 70% al completamento e/o l’aggiornamento delle attività formative delle figure interessate e per il restante 30% alle altre iniziative di competenza, previste dalle disposizioni in materia d’igiene e sicurezza sul lavoro
Si ricorda, inoltre, che l’attribuzione delle somme alle singole scuole è oggetto di contrattazione integrativa a livello regionale (art. 4, comma 3 lettera a, del Ccnl scuola). Si riscontra anche richiamo alla necessità di istituire e rendere operativi gli Organismi paritetici territoriali (art. 74 Ccnl).

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News id 2327 Sezione: Docenti, data: 13/08/2008
Giro di vite sui docenti: ridotti comandi e permessi di assistenza invalidi
Denuncia del capogruppo Pd in Commissione Cultura, Manuela Ghizzoni: il Miur ha ridotto “in modo unilaterale” il numero di insegnanti comandati nelle associazioni professionali.

Giro di vite sui docenti: ridotti comandi e permessi di assistenza invalidi
di A.G.
Denuncia del capogruppo Pd in Commissione Cultura, Manuela Ghizzoni: il Miur ha ridotto “in modo unilaterale” il numero di insegnanti comandati nelle associazioni professionali. Intanto, tramite il ddl 112, i tre giorni mensili di permesso per assistenza invalidi vengono tramutati in ore: a farne le spese saranno più di tutti i prof della secondaria.
Il “giro di vite” deciso dal Governo sull’Istruzione tocca sempre più da vicino gli insegnanti, in particolare quelli che per vari motivi si trovano lontani dalla cattedra: tra coloro che ne faranno le spese figurano, in particolare, sia i docenti comandati presso le associazioni sia quelli che devono assistere parenti o affini usufruendo della nota Legge 104.
In base a quanto denuncia il capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni, la necessità di fare economie avrebbe infatti indotto il Miur a ridurre il numero di insegnanti comandati che svolgono il loro servizio presso le associazioni professionali. Una decisione che secondo la deputata “impoverisce la capacità di iniziativa delle più importanti associazioni professionali degli insegnanti, caratterizzate storicamente dal pluralismo, presenti anche in territori poveri di risorse culturali, impegnate al recupero della dignità professionale".
I docenti cui è stato negato il comando presso le associazioni sarebbero sette: quattro insegnanti che da diversi anni venivano prestati presso il “Centro di iniziativa democratica degli insegnanti”, due all’“Unione cattolica italiana insegnanti medi” e un insegnante all’“Associazione italiana maestri cattolici”. Il loro impegno principale è stato nel corso degli ultimi anni quello di organizzare convegni, seminari, aggiornamento di dirigenti e docenti e consulenza degli insegnanti.
Ghizzoni giudica il provvedimento negativamente anche perché sarebbe stato preso “senza preavviso e motivazione, in modo estemporaneo e del tutto arbitrario". Una circostanza che ha indotto lo stesso deputato, assieme ad alcuni colleghi dell’opposizione, a presentare una interrogazione parlamentare nella quale vengono richiesti al Ministro Mariastella Gelmini "i motivi che hanno ispirato questa scelta e i criteri seguiti per le assegnazioni del personale dirigente e docente e le verifiche effettuate per stabilire il possesso dei requisiti di legittimazione degli enti destinatari di queste assegnazioni". All’on. Ghizzoni non sarebbe andato giù nemmeno il fatto che la comunicazione del “taglio” dei docenti comandati è giunta dal Miur agli interessati solo attraverso un “freddo” fax. A cose fatte. "La scelta del ministro è particolarmente grave - conclude l’esponente del Pd - perché le associazioni che si vedono ridurre in modo unilaterale gli insegnanti loro assegnati svolgono attività sociali, spesso supplendo allo Stato nella funzione di formazione e di ricerca per l’innovazione della didattica".
Da viale Trastevere per il momento non giungono repliche: le spiegazioni arriveranno direttamente nelle sedi opportune, ad iniziare dalla risposta all’interrogazione che darà a Montecitorio il Ministro Gelmini. Facile, comunque, prevederne il contenuto: lo Stato non può più tollerare alcuna agevolazione perché la situazione economica è disastrosa.
Per rendersene conto basta andare a vedere l'articolo 71 del decreto legge 112, convertito in legge martedì 5 agosto, attraverso il quale si tramutano in ore i tre giorni mensili di permesso che utilizzano gli insegnanti per assistere con esclusività parenti o conviventi colpiti da gravi malattie o invalidità (come previsto dall'articolo 33 della legge 104/92). “Nel caso di fruizione dell'intera giornata lavorativa – si legge nel comma 4 dell’art. 71 del dl 112 -, l'incidenza dell'assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all'orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza”.
La legge va, in pratica, a rendere effettiva una comunicazione dell’Inps di circa un anno fa (del 28 giugno 2007) con la quale si dà indicazione di tramutare i giorni di assistenza in ore attraverso un semplice calcolo: dividere l'orario di lavoro settimanale per il numero dei giornate lavorative effettivamente prestate settimanalmente e moltiplicare il risultato per tre. La realizzazione del calcolo è meno complicata di quanto si pensi: se ad esempio un assistente amministrativo, tecnico o ausiliario è chiamato a svolgere 36 ore settimanali basta dividere queste per i sei giorni prestati settimanalmente ed infine moltiplicare il risultato per tre: un lavoratore Ata che rientra in questa casistica avrebbe quindi diritto a 18 ore mensili di assistenza. Ed in questo caso non cambierebbe nulla rispetto ad oggi.
Cambierebbe invece la situazione per i docenti, i più “colpiti” dalla novità: le ore di permesso mensili si ridurrebbero infatti a 12,5 per i docenti della scuola dell'infanzia (impegnati per 30 ore settimanali), ad 11 per quelli della scuola primaria (24 ore settimanali) e appena a 9 per i prof della secondaria (che svolgono come noto 18 ore a settimana). Un po’ meglio, ma solo un paio di ore in più, andrebbe per chi usufruisce del giorno libero.
Da un punto di vista prettamente matematico l’applicazione dei nuovi calcoli non farebbe una piega: lavorando 18 ore la settimana il dipendente ha diritto alla metà delle ore di permesso. Ciò significa che un docente di un liceo che si assenta nei giorni della settimana più “ricchi” di ore frontali alla fine del mese si ritroverà non più tre giorni di permesso, ma solo due.
Tuttavia il lavoro dell’insegnante non si esaurisce dietro la cattedra, ma comporta impegni di programmazione, preparazione delle lezioni, ricevimenti, collegi, consigli, aggiornamenti e quant’altro: almeno 80 ore l’anno passate distanti dagli allievi, ma che per forza di cose vanno computate. Tante ore in più che vanno inserite nel calcolo e che non sfuggiranno di certo ai sindacati quando verranno convocati all’Aran per avviare la contrattazione del nuovo contratto nazionale di lavoro.

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News id 2323 Sezione: Precari, data: 13/08/2008
I precari e la carta Strasburgo: dopo Roma ricorre anche un gruppo di Como
Sono una settantina tra docenti ed Ata: tutti vantano almeno tre contratti fino al termine dell’anno scolastico e ritengono quella della Corte di giustizia europea una chance che vale la pena di giocarsi.

Sono una settantina tra docenti ed Ata: tutti vantano almeno tre contratti fino al termine dell’anno scolastico e ritengono quella della Corte di giustizia europea una chance che vale la pena di giocarsi. A loro favore alcuni precedenti postivi verso dei precari statali di altre nazioni.
Un altro gruppo di lavoratori della scuola intraprende un ricorso per l’assunzione a titolo definitivo rivolgendosi alla Corte di Giustizia europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo: nei mesi scorsi, sostenuti dalla Gilda di Roma, ci avevano provato alcune decine di precari della provincia capitolina con almeno tre contratti annuali alle spalle. Ora è la volta di 68 tra insegnanti, amministrativi ed ausiliari “storici” della provincia di Como. Tutti vantano sempre almeno tre contratti fino al termine dell’anno scolastico e ritengono quella della giustizia europea una chance che vale la pena di giocarsi.
In passato, era il 1990, i giudici di Strasburgo diedero ragione prima ad un gruppo di lavoratori precari che avevano firmato dei contratti a termine con lo Stato della Grecia: in quell’occasione (anche se va specificato che sono passati ben 18 anni) i giudici del Lussemburgo si espressero positivamente perché la riconferma ad oltranza dei contratti a tempo determinato venne considerata "abusiva". Poi, più di recente, lo scorso ottobre, l’espressione favorevole da parte della stessa Corte di Giustizia europea è giunta verso un lavoratore spagnolo, sempre statale ma già a tempo indeterminato: l’accostamento alla causa intrapresa dei nostri precari della scuola è però d’obbligo perchè al lavoratore spagnolo il proprio Stato non aveva mai considerato il lungo periodo di precariato ai fini della carriera lavorativa. La Corte di Strasburgo ha sovvertito la sentenza considerando validi tutti gli scatti di anzianità, esattamente come si trattasse di personale statale in ruolo. Un’interpretazione, quindi, che la dice quindi lunga sulla “benevolenza” dei giudici lussemburghesi verso questo tipo di tematiche.
La decisione dei precari di Como di rivolgersi alla Corte europea è giunta dopo che nelle settimane scorse il giudice del lavoro si era espresso negativamente sul loro ricorso: secondo il tribunale di Como le norme in vigore che rendono pressoché obbligatoria l’assunzione del lavoratore nel settore privato a seguito di una serie di contratti a tempo determinato, non si applicherebbero infatti nelle pubbliche amministrazioni. Dove al termine del rapporto di lavoro a tempo prefissato, in pratica si perdono tutti i diritti.
Secondo l’avvocato che difende il gruppo di lavoratori della scuola, Elisabetta Di Matteo, la legislazione europea interpreta però questo tipo di querelle ben diversamente: "La normativa comunitaria – sostiene Di Matteo - sottolinea infatti il principio di non discriminazione e della parità di trattamento, quindi situazioni simili non possono essere trattate in maniera diversa".
Se ora la Corte di Giustizia europea dovesse sconfessare la linea dei nostri giudici per la maggior parte dei 200.000 lavoratori precari annuali della scuola si aprirebbero importanti prospettive. Per loro il ruolo non sarebbe probabilmente automatico (anche perché non vi sarebbero nemmeno i posti per accogliergli). Ma di sicuro per il Governo italiano (tutto impegnato sul versante tagli e razionalizzazioni) si verrebbe a costituire una “grana” non di poco conto.

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