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  Sezione news: ultime news
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News id 2497 Sezione: Novità, data: 27/02/2010
Assegnazioni, collocamenti fuori ruolo e comandi a.s. 2010/2011
Sono state pubblicate le circolari per l’a.s. 2010/2011 relative alle assegnazioni di dirigenti scolastici e di docenti

per lo svolgimento dei compiti connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica (C.M. n. 12 del 12 febbraio 2010) ed ai collocamenti fuori ruolo e comandi (C.M. n. 13 del 12 febbraio 2010).
La prima circolare si riferisce al contingente, fissato in 500 unità, di dirigenti scolastici e di docenti, compreso il personale educativo, forniti di adeguati titoli culturali, scientifici e professionali, dei quali l’amministrazione scolastica centrale e periferica può avvalersi, per i compiti connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica.Il contingente è assegnato all’Amministrazione Centrale – Dipartimento per l’istruzione e agli Uffici Scolastici Regionali rispettivamente in numero di 119 unità e di 381 unità. La durata massima del collocamento fuori ruolo resta fissata in due anni scolastici, salva motivata revoca dell’incarico da parte della stessa amministrazione.
L’avviso della procedura di selezione sarà affisso all’albo degli uffici entro il 19 marzo 2010 e le domande del personale interessato, corredate da curriculum personale, dovranno essere inviate all’ufficio centrale o regionale presso il quale si chiede l’assegnazione entro il termine stabilito dallo stesso ufficio e comunque non oltre il 20 aprile 2010.
La seconda circolare concerne gli ulteriori due contingenti di dirigenti scolastici e personale docente, compreso il personale educativo, nel limite massimo di 100 unità ciascuno, che possono essere rispettivamente assegnati a:

- enti e associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale, assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti;
- associazioni professionali dei dirigenti scolastici e del personale docente e agli enti cooperativi da esse promossi, nonché agli enti e alle istituzioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo della formazione e della ricerca;
- università e altri istituti di istruzione superiore.

Le richieste di assegnazione di cui al punto 1) quest’anno non dovranno essere prodotte, in quanto, ai sensi della circolare n. 25 del 2 marzo 2009, le assegnazioni sono state disposte per una durata biennale, con conseguente collocamento fuori ruolo per gli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011.
Potranno essere, invece, presentate le domande per le assegnazioni di cui al punto 2) ed il termine è il 22 marzo 2010.
Sempre entro la medesima data le associazioni professionali dei dirigenti scolastici e del personale docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché degli enti, istituzioni e amministrazioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo della formazione, potranno richiedere, in sostituzione di assegnazioni di personale, contributi nel limite massimo delle economie di spesa realizzate per effetto della riduzione delle assegnazioni stesse.
È, infine, fissato al 30 aprile 2010 il termine per la presentazione delle domande per i comandi presso le università degli studi e altri istituti di istruzione superiore, le associazioni professionali dei dirigenti scolastici e del personale docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti, istituzioni e amministrazioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo della formazione e in campo culturale e artistico.

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News id 2503 Sezione: Novità, data: 27/02/2010
Da marzo i cedolini stipendi esclusivamente on line
A partire dal mese di marzo tutto il personale della scuola dovrà registrarsi al portale “StipendiPA”

messo a disposizione dal Ministero del tesoro, per accedere al proprio cedolino di stipendio, al Cud e al 730.
Il vecchio cedolino cartaceo, quindi, ha fatto il suo tempo e va in soffitta. Il programma realizzato nell’ambito del “Service personale tesoro” (Spt), ha raggiunto il suo epilogo dopo una lunga fase di sperimentazione. E’ solo prevista, comunque, una fase transitoria, nel corso della quale il documento sarà ancora disponibile in forma tradizionale (via mail o cartacea), dopodiché il cedolino sarà reperibile solo ed esclusivamente sul portale.
Una volta messo a regime, il sistema permetterà di visionare gli ultimi quindici cedolini e i Cud e i 730 degli ultimi cinque anni. I precedenti documenti, invece, possono essere visionati rivolgendosi all’ufficio territorialmente competente. Inoltre, in fase successiva, l’utente potrà autonomamente operare alcune variazioni e aggiornamenti sui propri dati personali quali la residenza fiscale e il conto bancario.


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News id 2504 Sezione: Diversamente abili, data: 27/02/2010
Disabili, per la Consulta illegittimo porre limiti a numero docenti di sostegno
La sentenza stabilisce che nei casi di gravità non è praticabile la strada del “tetto” di prof specializzati escludendo la possibilità di assumerli in deroga: che invece è un “diritto fondamentale”.

La rilevante espressione giuridica potrebbe ora abbreviare i tempi per l'iter di assegnazione.
Secondo la Corte Costituzionale sarebbe "illegittimo" il limite posto al numero degli insegnanti di sostegno da assegnare agli studenti con disabilità gravi. La sentenza, depositata il 26 febbraio, si riferisce in particolare alla non fattibilità di due articoli inseriti nella Finanziaria di fine 2008 (l’art. 2, comma 413, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008 - , e l’art. 2, comma 414, della legge n. 244 del 2007, nella parte in cui esclude la possibilità, già contemplata dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449, di assumere insegnanti di sostegno in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità grave). La questione di legittimità costituzionale era stata posta dal Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana, dopo che questo aveva esaminato il caso di una bambina disabile affetta da ritardo psicomotorio e crisi convulsive gravi, per la quale le ore di insegnamento di sostegno si erano dimezzate (da 18 a 9) per effetto delle norme contenute nella Finanziaria.
Secondo la Corte Costituzione il diritto del disabile all'istruzione è un "diritto fondamentale" e le norme in questione "si appalesano irragionevoli e sono, pertanto, illegittime, nella parte in cui, stabilendo un limite massimo invalicabile relativamente al numero delle ore di insegnamento di sostegno, comportano automaticamente l'impossibilità di avvalersi, in deroga al rapporto tra studenti e docenti stabilito dalla normativa statale, di insegnanti specializzati che assicurino al disabile grave il miglioramento della sua situazione nell'ambito sociale e scolastico".
Ne consegue che "la scelta operata dal legislatore - scrivono i giudici della Consulta - , in particolare quella di sopprimere la riserva che consentiva di assumere insegnanti di sostegno a tempo determinato, non trova alcuna giustificazione nel nostro ordinamento, posto che detta riserva – concludono - costituisce uno degli strumenti attraverso i quali è reso effettivo il diritto fondamentale all'istruzione del disabile grave".
La sentenza non è di poco conto: rappresenta, infatti, un intendimento, di alta caratura giuridica, che potrebbe rendere decisamente meno lungo l’iter di assegnazione dei docenti di sostegno in tutte quelle occasioni che gli uffici scolastici provinciali negano le richieste provenienti dagli istituti e dalle famiglie degli studenti disabili “che si trovino in condizione di particolare gravità”. Che, peraltro, 99 volte su 100 si concludono favorevolmente per queste ultime. Solo che ciò avviene molto spesso a distanza di mesi e ad anno scolastico abbondantemente iniziato.

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News id 2498 Sezione: Precari, data: 27/02/2010
Indennità di disoccupazione per il personale scolastico rimasto senza incarico
Resta salvo il diritto a percepire l’indennità di disoccupazione anche in caso di accettazione di una supplenza temporanea.

Infatti, l’erogazione del trattamento di disoccupazione viene soltanto sospesa, per riprendere al termine dell’incarico di supplenza accettato.
Lo ha chiarito l’Inps, con il messaggio n. 4425 dell’11 febbraio scorso, con il quale ha risposto a numerosi quesiti concernenti l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti normali, spettante al personale scolastico docente ed Ata, inserito in graduatoria ed in attesa di nomina per il corrente anno scolastico.
La prestazione - chiarisce l’Istituto pensionistico - non viene considerata cessata nel caso di conferimento al lavoratore in disoccupazione di supplenze temporanee superiori a 5 giorni nel corso delle attività didattiche dell’anno scolastico 2009/2010 (termine 30 giugno 2010).
Infatti, nei periodi di ripresa lavorativa, comunicati dalle Istituzioni scolastiche, l’erogazione del trattamento di disoccupazione di cui sopra è sospesa ed i contratti di supplenza prorogano il periodo di durata della prestazione, in misura pari alla durata del contratto nei limiti di durata massima dell’indennità nell’anno mobile.
Inoltre, precisa l’Inps, fermo restando l’obbligo del lavoratore di comunicare all’Istituto, entro il termine di cinque giorni, qualunque variazione intervenuta nella propria condizione di disoccupato, alla ripresa del periodo indennizzabile di inattività non è necessario né presentare una nuova domanda di disoccupazione, né una nuova “dichiarazione di immediata disponibilità” o una nuova autocertificazione dell’attestazione dello “stato di disoccupazione” presso il Centro per l’impiego competente, né, infine, osservare nuovamente il periodo di “carenza”. Quindi, l’Inps riterrà utile a percepire l’indennità la prima domanda presentata. Eventuali domande redatte successivamente saranno utilizzate solo a fini di controllo.
In merito, infine, alla decorrenza delle domande, le stesse sono da ritenersi accoglibili con decorrenza del diritto dal 1° luglio 2009 o dal primo giorno utile successivo al licenziamento, anche se presentate oltre i termini ordinari, purché entro il 31 dicembre 2009, ricorrendo comunque le altre condizioni normativamente previste per il requisito assicurativo e contributivo.
L’indennità, ricorda infine l’Inps, viene corrisposta a decorrere dall’ottavo giorno successivo a quello della cessazione dal lavoro, a condizione che, entro il 2009, il richiedente, oltre a presentare la domanda, abbia provveduto a perfezionare il proprio “stato di disoccupazione” (condizione da ritenersi anch’essa soddisfatta dal 1° luglio 2009 o dal primo giorno utile successivo al licenziamento), mediante la presentazione della dichiarazione di disponibilità al lavoro.

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News id 2502 Sezione: Scuola, data: 27/02/2010
Legambiente, gli edifici scolastici fermi a dieci anni fa
Presentato il rapporto “Ecosistema Scuola”: a oltre il 30% serve manutenzione urgente; il 40% non ha spazi per lo sport; il 7,2% è a meno di un km dalle industrie;

in tante non hanno le certificazioni. Per il presidente, Cogliati Dezza, manca un serio piano nazionale d'investimenti. Così ci devono pensare le Regioni, ma al sud nicchiano. Buone solo le risultanze sulla sostenibilità, come per la raccolta differenziata e l’illuminazione a basso consumo. Tra le città primeggia Prato.
Negli ultimi dieci anni lo stato delle strutture scolastiche salvo rari casi, quasi sempre dettati da interventi per salvaguardare la sicurezza, è rimasto sostanzialmente immutato. Con tutti i limiti storici che contrassegnano le 42.000 scuola italiane, la cui nascita per il 60% dei casi è antecedente al 1974: oltre il 30% avrebbe bisogno di interventi di manutenzione urgenti; quattro su dieci non hanno ancora spazi per fare praticare lo sport ai propri studenti; il 7,2% è situato a meno di un km dalle industrie. I dati fanno parte del rapporto “Ecosistema Scuola 2010” di Legambiente, presentato il 24 febbraio a Napoli.
All`indagine, che analizza i dati forniti dai Comuni capoluogo di Provincia sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell`infanzia, primaria e secondaria di primo grado, hanno risposto 95 dei 103 Comuni interpellati. I risultati, raccolti tramite questionario, sono relativi all’anno 2008.
Lo studio è risultato particolarmente interessante perché i suoi curatori l’hanno allargato all’esame di servizi non necessariamente strutturali: ad esempio, per Legambiente l'impoverimento delle risorse trasferite ai Comuni avrebbe dimezzato il servizio di scuolabus, passato dal 70% del 2001 al 35% di oggi. Continuano poi a rimanere incomplete le risposte dedicate al rischio ambientale, a riprova della mancata cura delle rilevazioni ambientali piuttosto che dell`assenza di problemi.
Da sottolineare, spiega Legambiente, il dato sulla vicinanza degli edifici scolastici alle industrie: sono situate a meno di un km dalle industrie ancora il 7,24% delle strutture, a testimonianza della mancata delocalizzazione delle scuole dalle aree a rischio quali sono quelle industriali. Tra le note dolenti anche il deciso calo delle azioni di bonifica dall`amianto, realizzate solo nel 4,13% degli edifici rispetto all’8,64% del 2006, e dei casi certificati di amianto (dal 10,28% del 2006 al 5,53% del 2009) dovuto in parte alle verifiche già eseguite, in parte all`assenza di nuovi controlli, infatti è ancora alto il numero di Comuni che non rispondono nulla.
Scarsi anche gli interventi strutturali relativi all’utilizzo di criteri di bioedilizia per la costruzione di nuove scuole (0,34%) e di fonti di energia rinnovabile, con una media delle scuole che possiedono questo tipo di infrastruttura ferma da cinque anni intorno al 6%, dato paradossale considerati gli sviluppi del settore.
Significativo che quasi il 50% degli edifici sia stato sottoposto a interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni, ma ancora più del 30% necessita di interventi di manutenzione urgenti.
Per il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, la colpa principale dell’immobilismo o, peggio ancora, del peggioramento della situazione deriverebbe dalla mancanza sempre più cronica di fondi: "lo scorso anno - ha commentato - è stato previsto dal Governo un piano di investimenti articolato in 20 milioni di euro annui tratti dai risparmi delle cosiddette `spese della politica`, ma di cui ancora non si è avuto riscontro. Inoltre, abbiamo interpretato come un buon segnale d'impegno da parte del Governo la delibera Cipe che un anno fa ha stanziato un miliardo di euro, poi ridotti a 773 milioni a seguito della parte destinata alle scuola abruzzesi dopo il terremoto, ma che purtroppo, ad oggi, ancora non sono stati trasferiti agli enti locali per una concreta ricaduta negli interventi territoriali. Non si può pensare di riqualificare il nostro patrimonio edilizio scolastico senza un serio piano nazionale d'investimenti".
Qualche dato positivo comunque è emerso, soprattutto nel campo della sostenibilità. Come la raccolta differenziata della carta che l`86,92% delle amministrazioni dichiara di praticare, a fronte del 39,16% del 2001. Quasi il 50% degli edifici scolastici, inoltre, impiega fonti di illuminazione a basso consumo (nel 2005 erano il 37%), mentre circa il 25% degli edifici utilizza altre forme di risparmio energetico (dato triplicato rispetto al 2005).Buono anche il dato sull`adeguamento degli edifici alle norme in materia di accessibilità: è in possesso dei requisiti il 76,59% delle scuole, mentre il 13,29% ha già programmato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Ammontano a 270.840.366 euro gli investimenti per la manutenzione straordinaria: una media nazionale per edificio di 42.491 euro. Forti le differenziazioni fra le realtà territoriali: le regioni del nord investono una media di 56.064 euro per edificio e quelle del sud che appena 18.134 euro. Solo la Sicilia, nel meridione, è sembrata in linea con il nord.
Legambiente , infine, ha realizzato una classifica per città: al primo posto si è posizionata Prato, al secondo Parma, al terzo Biella. A livello regionale si conferma la Toscana, con Prato al primo posto e Livorno al settimo: la regione da diversi anni apre la classifica con due città tra le prime dieci, così come l`Emilia Romagna, con Parma al secondo posto e Modena al sesto, e il Piemonte, con Biella al terzo e Asti al sesto. La prima città del Sud, ventunesima assoluta, è Benevento, seguita da Lecce, che per alcuni anni è stata fra le prime dieci in classifica, slittata al trentaquattresimo posto. La situazione non è molto cambiata rispetto alla prima edizione di Ecosistema Scuola, dove la prima città del Sud in graduatoria era Caserta al venticinquesimo posto, seguita a due posizioni di distanza da Reggio Calabria.
Nel divario Nord Sud, rimangono sostanziali differenze per quanto riguarda le certificazioni, con dati preoccupanti sull`assenza di alcuni tipi di certificazione in territori di particolare vulnerabilità ambientale come quelli dichiarati a rischio sismico. Nelle regioni del centro Italia (le due macro aree dichiarate più sensibili) il 73,5% delle scuole è a rischio sismico: il 51,35% di loro possiede il certificato di idoneità statica e il 98,22% fa le prove di evacuazione. Nelle regioni del meridione, il 65,09% delle scuole è dichiarato a rischio sismico, ma solo l`11,76% possiede il certificato di collaudo statico e solo il 62,5% fa le prove di evacuazione.

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News id 2501 Sezione: Riforme, data: 27/02/2010
Riforma delle superiori: pubblicati i regolamenti e una guida per l’orientamento
Sul sito del Miur sono stati pubblicati i testi approvati in seconda (ed ultima) lettura dal Consiglio dei Ministri

a seguito delle modifiche di concerto col Mef, i regolamenti sul riordino degli istituti professionali e tecnici e dei licei insieme ad una guida per meglio consentire agli studenti di orientarsi nelle scelte delle tipologie della scuola superiore.
Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per consentire agli studenti, che terminano quest’anno la frequenza del primo ciclo d’istruzione, di orientarsi nelle scelte della tipologia di scuola secondaria superiore, ha ritenuto opportuno agevolare tali scelte mediante la pubblicazione di una guida. Entro il 26 marzo di quest’anno le famiglie dovranno presentare le domande e con il 1° settembre saranno avviati i nuovi licei, i nuovi tecnici e i nuovi professionali.

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News id 2500 Sezione: Riforme, data: 27/02/2010
Riordino della scuola superiore in un vicolo cieco
Il Consiglio di Stato ha dato via libera ai Regolamenti sul riordino della scuola superiore il 13 gennaio scorso.

Ha però raccomandato di completare l’intero iter del riordino con ulteriori atti regolamentari: dal Ministero, però, silenzio assoluto.
Il Consiglio di Stato ha dato via libera ai Regolamenti sul riordino della scuola superiore il 13 gennaio scorso. Ha però raccomandato di completare l’intero iter del riordino con ulteriori atti regolamentari per definire diversi punti importanti, previsti dall’articolo 8 comma 2 e comma 3:
a) - indicazioni nazionali su competenze, abilità, conoscenze;
b) - ambiti e criteri per ulteriore articolazione degli indirizzi;
c) - criteri di raccordo della transizione dal vecchio al nuovo ordinamento;
d) - quadro orario che regola il passaggio da 36 a 32 ore settimanali;
e) - classi di concorso;
f) criteri di insegnamento in lingua inglese di una materia non linguistica dell’ultimo anno;
g) - indicatori di valutazione e autovalutazione degli istituti.

E’ passato più di un mese dal provvedimento del Consiglio di Stato e quasi venti giorni dalla delibera in seconda lettura dei Regolamenti da parte del Consiglio dei Ministri.
Dal Ministero silenzio assoluto sia sui programmi, i quadri orari, le classi di concorso, ecc, sia sulla pubblicazione in Gazzetta dei Regolamenti.
Adottare nuovi Regolamenti, come suggerisce il Consiglio di Stato, significa aderire alla complessa e lunga procedura dei previsti pareri di Commissioni di Camera e Senato, Cnpi, Consiglio di Stato, Conferenza Stato Regioni. I tempi sono assolutamente insufficienti.
L’alternativa è l’adozione di decreti ministeriali. Ma ciò significa dare uno schiaffo al Consiglio di Stato.
La fretta è stata sempre brutta consigliera. In questo caso ha posto il Ministero dell’Istruzione fra l’incudine e il martello.

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News id 2499 Sezione: Scioperi, data: 27/02/2010
Sciopero del 12 marzo, si allarga la “rosa” delle adesioni
Dopo Cobas e Cgil è la volta dell’Unicobas:

il segretario d’Errico che ha chiesto al personale di entrare in uno stato di agitazione permanente e di non collaborare nelle attività facoltative. L’unitarietà dei sindacati rimane però lontana: anche se le radici della protesta sono comuni manifesteranno divisi.
Si allarga la “rosa” di adesioni allo sciopero generale della scuola di venerdì 12 marzo: dopo Cobas e Cgil, il 22 febbraio ha annunciato la protesta, con manifestazione a Roma a partire dalle 10 in Largo Chigi, sotto il palazzo del governo, anche l’Unicobas.
Assieme allo sciopero Stefano d’Errico, segretarioUnicobas, ha lanciato "un appello a docenti, amministrativi e collaboratori della scuola" a cui ha chiesto "di entrare in uno stato di agitazione permanente". I motivi della protesta sono noti: "la manovra legata ai provvedimenti Gelmini produrrà dal 2009/2010 al 2011/2012 la bellezza di 150.000 tagli"; la costituzione di “cattedre superiori alle 18 ore (persino di 23): così la riduzione di cattedre della Scuola Superiore raggiungerà quota 50.000. Vengono massacrati i precari, presi in giro da un ridicolo decreto ad hoc che certo non li salva (come invece pretenderebbe il ‘titolo’ col quale è stato accortamente pubblicizzato). Ma anche una parte del personale di ruolo andrà in esubero: il mero blocco del turn-over non basta. A decine di migliaia verranno spediti d’autorità in altri settori del calderone del pubblico impiego. Siamo di fronte alla manovra più pesante nella storia dello stato unitario".
Alla luce di tutto ciò, d’Errico ha si è quindi rivolto a docenti e personale Ata chiedendo "che non si collabori con il ministro. Non ci si impegni nelle attività facoltative e volontarie: gite, progetti, sostituzione degli assenti. Si rifiuti la pratica vergognosa della divisione delle classi - illegale vulnus al diritto allo studio - , invalsa perché hanno saturato le cattedre e non c’è più nessuno a disposizione".
L’aspetto paradossale dello sciopero di metà marzo è che sebbene le ragioni degli altri sindacati siano simili o comunque non molto distanti da quelle espresse da d’Errico, la maggior parte dei sindacati più rappresentativi non aderirà all’iniziativa di protesta. E quelle che hanno proclamato lo sciopero per il 12 marzo – in successione Cobas, Flc-Cgil e Cobas – manifesteranno quasi sicuramente in piazze vicine ma diverse. Così, se non fosse servito a sommare le proteste nello stesso giorno, per cercare di alzare il più possibile la quota percentuale di partecipanti allo sciopero, ci saremmo chiesti i perché di una sovrapposizione nonsense.
22/02/2010

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News id 2505 Sezione: Scuola, data: 27/02/2010
Trasferimenti e passaggi del personale della Scuola
Emanata il 19 febbraio 2010 l’ordinanza n. 19 relativa all’attuazione del Ccni del 16 febbraio in materia di mobilità del personale docente, educativo ed Ata.

Pubblicati i modelli di domanda di trasferimento e di passaggio per l'anno scolastico 2010/2011. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 22 marzo 2010.
Con la nota del 19 febbraio 2010, prot. n. 2078 il Miur ha trasmesso l'ordinanza n. 19, ancora in corso di registrazione, concernente norme di attuazione del contratto integrativo in materia di mobilità del personale docente, educativo ed Ata.
Con l'ordinanza sono stati trasmessi anche i modelli di domanda per i trasferimenti e i passaggi per l'a.s. 2010/2011.

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News id 2492 Sezione: Attualità, data: 12/02/2010
“Scivolo” per lasciare due anni prima, il sen. Valditara non molla
Dopo i primi due flop, stavolta l’emendamento è stato inserito nel decreto “Milleproroghe”: per rientrarci, qualora venisse approvato, bisognerà raggiungere quota 93 anzichè 95

L’occasione sarebbe presa al volo da 20.000 docenti e Ata desiderosi di andarsene. E da altrettanti precari “storici” la cui posizione diventa sempre più difficile.
No c’è due senza tre. Come i tentativi del senatore Giuseppe Valditara (Pdl), che per la terza volta in soli quattro mesi ha presentato, ponendosi in testa ad un gruppo di colleghi parlamentari, una proposta ufficiale per permettere il prepensionamento del personale della scuola. Come nelle prime due occasioni, quali la Finanziaria 2010 ed il decreto “salva-precari” con cui sono state riabilitati i trasferimenti in coda, anche stavolta lo “scivolo” richiesto è di due anni rispetto all’età minima per accedere all’assegno di anzianità: la finestra anticipata, richiesta attraverso il decreto “Milleproroghe”, verrebbe concessa al personale, docente e Ata, che chiederà di "accedere – si legge nell’emendamento n. 7.27 - al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore ad anni 33 e di un'età pari o superiore ad anni 60, di una anzianità contributiva pari a superiore ad anni 34 e di un'età pari o superiore ad anni 59, di un'anzianità contributiva pari o superiore ad anni 35 e di un'età pari o superiore ad anni 58". La deroga verrebbe concessa anche ai dipendenti della scuola che saranno in possesso "di un'anzianità contributiva pari o superiore ad anni 36 e di un'età pari o superiore ad anni 57, oppure, indipendentemente dall'età, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore ad anni 38". In pratica sarà fondamentale arrivare a quota 93. Anziché a 95, come prevede oggi la legge (con almeno 59 anni di età anagrafica).
Qualora l’emendamento venisse approvato, poiché i tempi per la candidatura al pensionamento sono scaduti da quasi un mese, la “finestra” straordinaria verrebbe tenuta aperta fino al “30 aprile 2010”.
Da alcune stime, fornite dagli stessi promotori dell’emendamento, il numero di docenti e Ata potenzialmente interessati al pensionamento anticipato sarebbero almeno 20.000 unità (che tra l’altro avrebbero un costo quantificato in “8 milioni di euro per il 2010, in 24 milioni per il 2011 e in 16 milioni per il 2012”). Un dato che acquista ancora più importanza dopo la previsione, realizzata in questi giorni da un giornale specializzato, di decremento del numero di pensionati per l’anno 2010: la novità dei 36 anni complessivi di contributi versati, voluta con la riforma n. 247/07 (dal prossimo anno si sale ancora di un anno), basterebbe per bloccare attorno ai 10-12mila dipendenti. Così in pensione, sempre in base alla stima, andrebbero non più di 30.000 docenti e Ata (contro gli oltre 40.000 del 2009).
Se si considera la seconda tornata di tagli imposta dal Mef (45.000 posti in meno tra prof e amministrativi, tecnici ed ausiliari), ecco che allora l’emendamento proposto da Valditara & C. rappresenterebbe per 20.000 docenti e Ata (quasi tutti precari “storici”) più che un salvagente. Che poi sono quelli a cui quest’anno è stata data la possibilità di “salvarsi” attraverso le graduatorie prioritarie, l’assegno di disoccupazione velocizzato, il punteggio assicurato e, in metà delle Regioni, i cosiddetti contratti di “disponibilità”.
Sulla conferma di quest’ultimo provvedimento, per cui l’amministrazione ha preso un impegno formale attraverso il decreto “salva-precari” e morale, attraverso diversi parlamentari della maggioranza, però ancora non si sa nulla. Ecco che allora l’approvazione dello “scivolo” rappresenterebbe per molti precari (oltre che per i diretti interessati) una soluzione appetitosa. Per vederla tradotta in realtà bisognerà però passare per le maglie sempre più strette del Mef. E visti i precedenti c’è poco da sperare

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